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  • Il mezzo puó essere paragonato a un seme, il fine a un albero; e tra mezzo e fine vi è esattamente lo stesso inviolabile nesso che c'è tra seme e albero

    Gandhi

  • Spezzare l' atomo è stato un gioco da ragazzi, sarei stato più orgoglioso di me se avessi spezzato un pregiudizio

    Albert Einstein

  • Gli alberi sono degli alfabeti, dicevano i Greci

    Roland Barthes

  • 'La forma segue la funzione': è un fraintendimento. Forma e funzione dovrebbero essere una cosa sola, congiunte in unione spirituale

    Frank Lloyd Wright

  • fallire di nuovo, fallire meglio

    Samuel Beckett

  • Soffiando in mezzo ai boschi, qua piu' forte, la' piu' adagio, il vento si divertiva a suonare; allora si udivano venir fuori dalla foresta lunghe canzoni, simili alquanto ad inni sacri

    Dino Buzzati, Il segreto del Bosco Vecchio

  • Non è rinchiudendo il vicino che ci si convince del proprio buonsenso

    F.M. Dostoevskij

  • «Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (Pil). Il Pil comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana»

    Bob Kennedy

  • Il design non è realizzare bellezza: la bellezza emerge da selezione, affinità, integrazione, amore

    Louis Kahn

  • L'unico consiglio che mi sento di dare - e che regolarmente do -ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s'ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio

    Indro Montanelli, Soltanto un giornalista

'Slack space movement': una nuova chiave interpretativa per ri-definire il 'vuoto urbano'

inserito Sabato 14, Aprile 2012 da Roberto TOGNETTI

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Uno straordinario reportage di Rosalba Castelletti con un vivace commento di Franco La Cecla sulla sezione R2 di La Repubblica del 13 aprile 2012 (ved. Allegato). Una fotografia di come puó essere trasformato l'horror vacui provocato dal progressivo abbandono degli spazi nelle città britanniche, che ci sembra una possibile anticipazione di quanto potrà avvenire in molte città europee. Questo un dei passaggi salienti dell'indagine:
Slack space, li chiamano, prendendo in prestito il termine informatico che indica i byte non occupati in un file. In febbraio la percentuale di negozi vuoti nelle high street britanniche era del 14,6 per cento, il tasso più alto da quando nel 2008 la Local Data Company (Ldc) ha iniziato i suoi rilevamenti mensili. «Nel 2011 la percentuale è stata del 14,3 per cento, mentre nel 2008 era del 5,5 per cento. Parliamo - precisa Matthew Hopkinson, il direttore di Ldc - di 48.000 unità inoccupate. Un negozio su sette».
Segue poi la bella testimonianza dei tanti modi in cui lo spazio abbandonato viene riutilizzato con nuove attività e destinazioni, molte delle quali attinenti ad attività creative e a nuovi servizi per la comunità locale.
Il contributo di Franco La Cecla, riscopre il concetto di diritto alla disoccupazione creativa messo a punto tre decenni fa da Ivan Illich che intrecciato con le tesi di Richard Sennett nel suo recente libro 'Insieme' porta a disegnare una strategia coerente con la filosofia di iperPIANO e in particolare con uno dei tre nostri approcci INTEGRATI, ovvero quello di creaCITTÀ - Colmare i vuoti di città e territorio con il talento individuale e collettivo.


Certo l'analisi di La Cecla si spinge in profondità ed evidenzia come i luoghi che più hanno costituito comunità e democrazia dal basso sono stati nella storia i 'workshop', i laboratori artigiani proprio perché è nel fare con le mani, con il corpo e con gli altri che si crea quel legame che consente alle comunità di resistere alla stupidità suicida del capitalismo. L'arte del fare cose belle, utili, insieme cioè dell'avere un saper fare individuale o collettivo è ben lontana dall'idea di lavoro propugnata da un neoliberalismo che vorrebbe tutti dequalificati e decentrati e che sembra diventato più un piagnisteo bancario che un progetto di società.

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Iscritto all'Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori Province di Novara e Verbano-Cusio-Ossola.
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