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    Cesare Pavese, La luna e i faló (Einaudi 1950)

  • Solo quando l'ultimo fiume sarà prosciugato quando l'ultimo albero sarà abbattuto quando l'ultimo animale sarà ucciso solo allora capirete che il denaro non si mangia

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    Preambolo del Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa. ottobre 2004

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    J.F.Kennedy

'Slack space movement': una nuova chiave interpretativa per ri-definire il 'vuoto urbano'

inserito Sabato 14, Aprile 2012 da Roberto TOGNETTI

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Uno straordinario reportage di Rosalba Castelletti con un vivace commento di Franco La Cecla sulla sezione R2 di La Repubblica del 13 aprile 2012 (ved. Allegato). Una fotografia di come può essere trasformato l’horror vacui provocato dal progressivo abbandono degli spazi nelle città britanniche, che ci sembra una possibile anticipazione di quanto potrà avvenire in molte città europee. Questo un dei passaggi salienti dell’indagine:
Slack space, li chiamano, prendendo in prestito il termine informatico che indica i byte non occupati in un file. In febbraio la percentuale di negozi vuoti nelle high street britanniche era del 14,6 per cento, il tasso più alto da quando nel 2008 la Local Data Company (Ldc) ha iniziato i suoi rilevamenti mensili. «Nel 2011 la percentuale è stata del 14,3 per cento, mentre nel 2008 era del 5,5 per cento. Parliamo - precisa Matthew Hopkinson, il direttore di Ldc - di 48.000 unità inoccupate. Un negozio su sette».
Segue poi la bella testimonianza dei tanti modi in cui lo spazio abbandonato viene riutilizzato con nuove attività e destinazioni, molte delle quali attinenti ad attività creative e a nuovi servizi per la comunità locale.
Il contributo di Franco La Cecla, riscopre il concetto di diritto alla disoccupazione creativa messo a punto tre decenni fa da Ivan Illich che intrecciato con le tesi di Richard Sennett nel suo recente libro 'Insieme' porta a disegnare una strategia coerente con la filosofia di iperPIANO e in particolare con uno dei tre nostri approcci INTEGRATI, ovvero quello di creaCITTÀ - Colmare i vuoti di città e territorio con il talento individuale e collettivo.


Certo l’analisi di La Cecla si spinge in profondità ed evidenzia come i luoghi che più hanno costituito comunità e democrazia dal basso sono stati nella storia i 'workshop', i laboratori artigiani proprio perché è nel fare con le mani, con il corpo e con gli altri che si crea quel legame che consente alle comunità di resistere alla stupidità suicida del capitalismo. L'arte del fare cose belle, utili, insieme cioè dell'avere un saper fare individuale o collettivo è ben lontana dall'idea di lavoro propugnata da un neoliberalismo che vorrebbe tutti dequalificati e decentrati e che sembra diventato più un piagnisteo bancario che un progetto di società.

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